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E' la foto di mio figlio Andrea di molti anni fa. Ora ha un blog anche lui, dategli una occhiata. Ora è uno splinderiano anche lui


ANTIMAFIA2000


E quella mattina come corre nei filari Fedora : in neanche due ore ha completato le sue quattro file, poi tagliati i fusti li ha affastellati a terra lungo i solchi, intrecciandoli come aveva, sin da piccola , imparato a fare sua nonna, in modo che ogni foglia fosse sollevata dal suolo. Il lavoro della giornata è finito : domani tocca girare i fusti e questo per quattro cinque giorni almeno.
Fedora fa un cenno di intesa alla madre e si avvia verso il fondo dell’appezzamento dove c’è una casupola diroccata usata per conservare gli attrezzi.
Apre la porta metallica, si guarda intorno per vedere se qualcuno la sta osservando, guarda all’interno, un respiro profondo e si infila nella casupola, chiudendo lentamente la porta dietro di se con il chiavistello interno.
Ed intanto il taglio continua alacremente: tutti a capo chino tra gli alti fusti.
E’ trascorso una mezz’ora la porta si riapre e Fedora esce con un sorriso morbido sul viso.
Dopo qualche minuto dalla porta esce una figura alta e slanciata , i capelli biondi ricci, labbra carnose e il mento tondo con una vistosa fossetta al centro: è Ferdinando Prezzi il figlio del padrone : niente di nuovo, i signori della canapa ed i loro eredi anche nel ‘900 esigono lo jus primae noctis. Ma Fedora chissà perché ci crede a quell’amore rubato in casupole abbandonate o sui sedili della Aurelia spider di Ferdinando nascosta tra i filari dei fusti di canapa. E’ certa che questa sia la strada per uscire dalla masseria, per togliersi di dosso quella puzza di contadina.



Sei seduto alla dogana
con in testa una bandana
che ti scoli una damigiana
e ti ingozzi con la parmigiana.
Mi suon dura la tua lingua cispadana
che i contrasti non appiana
anzi tanto i miei avi profana
e per questo impugno la durlindana
e a te coglion di stirpe padana
ora t'apostrofo : nasci da lombi di pantegana
Il mio eloquio non ti arruffiana ?
Ed allora a tutta birra la mia voce ingrana:
sei un gran figlio di puttana.

La memoria non fa mai brutti scherzi, soprattutto quando si riferisce a qualcuno che non dimenticherò mai : la mia prof di italiano e latino al liceo , la prof Teodolinda S., da me nomata la capra, vuoi per la sua ignoranza crassa e supina, vuoi per l’olezzo che emanava.
Si va da un avvocato locale chiamato ad insegnarci Storia e Filosofia, con risultati sconcertanti, alla prof di Chimica, una zitella acida, il cui unico titolo di merito era di essere la figlia di un celebre prof. universitario ed infine, il genio dei geni, la capra..
Un donnone grande e grosso con il fisico sfatto dalle numerose gravidanze (se ben ricordo aveva cinque o sei figli sfornati con un intervallo di diciotto mesi uno dall’altro), sposata ad un costruttore cementificatore che in quegli anni stava iniziando il sacco e la distruzione del litorale domizio.
L’unico interesse della capra era fare passare le ore in classe senza avere scocciature.
Non spiegava ed interrogava senza ascoltare quello che uno rispondeva, persa nei suoi pensieri e nelle enormi coperte all’uncinetto che assemblava di continuo durante le ore di lezione.
Nacque una diatriba profonda tra due scuole di pensiero: quella che sosteneva la totale assenza della capra dall’aula e quella che le attribuiva un minimo di attenzione.
Io ero il promotore della prima scuola di pensiero e, da buon leader, non ebbi timore di mettere alla prova dei fatti la mia affermazione.
E fu così .. che quando fui interrogato e dovetti leggere il canto V della Divina Commedia (quello di Paolo e Francesca per capirci) invece dei versi originali lessi, con l’enfasi dovuta, una mia personale elaborazione, d certo che la capra non si sarebbe smossa dal suo torpore . E così avvenne …
Ma il diavolo fa le pentole….
Le risate suscitate richiamarono l’attenzione del Preside (noto come Silver John sia per la gamba di legno sia per la sua ferocia) che spalancò la porta proprio mentre stavo declamando le terzine modificate
Due urla disumane all’unisono interruppero la mia performance.
Silver John e la capra mi strapparono il foglio che era il mio copione e fui trascinato dal bidello in presidenza.
Ne segui un processo al cui confronto quello di Norimberga era acqua fresca .
La capra propose pene tremende, dalla bocciatura , all’espulsione da tutte le scuole del regno (ops repubblica ma allora si usava dire ancora così)
Alla fine, forse perché riconobbero la validità artistica del mio verseggiare, me la cavai con una ramanzina del preside che sotto sotto mi accorsi che ghignava.
La capra comunque me la fece pagare ma di questo non mette conto di raccontare .
Quali erano i versi modificati?
Li ho ricostruiti …eccoli clicca qui .
Ovviamente se uno durante l’adolescenza ha visto una Francesca così era ovvio venisse una simile manipolazione
Perché ho ucciso il gabbiano? Si sono scervellati generazioni di critici letterari, di registi e di attori su questa domanda. Tanto è che molti seguaci del metodo Stanislavsky, in conseguenza di questa atroce domanda, son passati dal realismo psicologico al realismo psichiatrico. Insomma, come dice il mio amico Salvatore Quagliarulo, so sciute pazze.
Alla fine questo gabbiano maledetto non solo è diventato un simbolo per la cultura dei piccolo-borghesi che aspirano ai simboli alti ma numerosi altri ne ha generati:volglio solo ricordare quello di R. Bach il famigerato J.Livingstone e quella piccola di Sepùlveda.
Convenite con me che sono uno peggio dell’altro, solo simbolismo da due lire, solo retorica da vagone ferroviario .
Ed io mi sento responsabile di questo proliferare di retorica caramellosa grazie alla salma di quell’uccellaccio fetido che ho deposto ai piedi di Nina solo per farmi bello.
Perché, se volete sapere la verità , io a quell’uccellaccio mica ci volevo sparare. Con la mia vista, due diottrie per occhio, non colpirei un elefante in un corridoio, a tre metri di distanza.
Per dirla tutta ero andato sulla spiaggia e, per passare il tempo, mi ero portato il fucile da caccia di papà buonanima, tanto per fare due tiri ai barattoli, in fondo alla spiaggia dove c'è la discarica.
In quel mondezzaio c’era uno stormo di gabbiani a fare merenda, al primo colpo si sono alzati in volo tutti, tranne uno , si vede che era sordo. Con il secondo colpo ho mancato il barattolo ed ho preso di rimbalzo l’uccellaccio e meno male che ho mancato un grasso ratto nero che passava in quel momento.
Se no chissà quanti sproloquii letterari nascevano sulla pantegana Janeth.

Al ritorno dal suo viaggio dai monti abruzzesi, il buon Hashimoto ha la ventura di imbattersi sui monti dove le caprette fanno ciao nella signorina Mazzocchelli nota facitrice di acrostici che sfida il nostro a una gara di acrostici a caso. Vengono lanciati i dadi di paroliamo e esce fuori una parola senza significato Driade (somiglia al nome di una macchina coreana
Dolci
Rododendri
Immacolati
Accolgono
Driadi
Errabonde
Numerosi critici si sono arrovellati per chiarirne il signficato occulto e profondo. L’interpretazione di essa ha determinato furibondi litigi tra gli epistemologi hashimotiani: quelli della scuola afragolese con a capo Salvatore Cape Eh Khiouve ritengono che la parola che si forma con le lettere iniziali dei versi sia da attribuire al puro caso data la scarsa conoscenza della lingua italiana da parte del poeta; al contrario i seguaci di esegesi ortodossa che fanno capo ai maestri coreani Phal Eh Risho e
Non prendiamo posizione nella diatriba, in considerazione che anche con i coreani non si può mai dire anche loro hanno la mania di quelle cazze di katane e sono incazzosissime. Quale sia il significato importa poco : basta che la finiscono di scrivere acrostici.
La grandezza di Hashimoto si misura anche dalla molteplicità di interessi del nostro. Egli, oltre ad essere sublime poeta, grande spadaccino (la fida katana docet) è anche un economista di vaglia, stimato sia nell’ambito della sfera di influenza dello yen che a livello internazionale.
Hashimoto, padre della poesia cveativa, ha trasportato gli stilemi della medesima nell’ambito economico-finanziario, introducendo la famosa Legge del Mandorlo in fiore ovvero la teoria dell’Accattataville. Non tutti gli studiosi sanno che l’ispiratore di tale scoperta è il poco noto finanziere d’assalto Pascalino Ombruglione, che nella sua notissima opera"Ramme e sorde che mo beche io e tu nun te preoccupà” anticipa i principi delle teorie hashimotiane.
Grazie alla celebrità raggiunta con le migliaia di haiku pubblicati, Hashimoto viene eletto al Parlamento giapponese e, per le sue doti di economista, nominato Ministro dell’Economia.
Hashimoto appena nominato mise in atto i principi della sua teoria Accattataville .
E’ fu così che furono messi in vendita, il vulcano Fujiyama, tutte le coste del Giappone, i campi dei mandorli, dei ciliegi, dei nespoli, dei giaggioli in fiore, la ferrovia Kioto-Tokio, la collezione di 10.000 katane di Yoimbo Marimbo Ambito, la torre di controllo dell’aeroporto di Tokio, tutti i cessi pubblici di Yokohama, la sala del trono dell’Imperatore, le 1300 mutande di Mahisamoshe nota geisha di Kioto e la villetta dove abitava in fitto Pangiro Fankisho noto lottatore di sumo….
E questa fu la cazzata di Hashimoto.
Il buon Pangiro, incazzato come una jena della pianura di Kuantikashe, si avvia verso la casa di Hashimoto e lo becca mentre sta facendo allenamento con la fida katana, cantando la canzone nippo-napoletana “Funikulishi Funikulashi m’agge accattata na cashaforte”, lo apostrofa con ira:“ Né muschille tu te vennute a casa arò steva a rente a quarant’anni a fitto bloccato e mò’ a Shippamano va truvanno a me 10.000 yen o mese …ma tu si tuzzate ka kape nterre? Hashimoto senza dargli ascolto da fetente tira un fendente di katana, ma Pangiro abituato ai combattimenti fa un salto e schiva il colpo e con una mossa di sumo (quella del coccodrillo inferocito) scaraventa Hashimoto su un cumulo di letame di bufalo.
La katana (non troppo fida lo segue a ruota ruotando come le lame rotanti di Goldrake e lo colpisce alla testa, tagliando di netto tutto il cuoio capelluto e così Hashimoto oltre che pieno di letame, rimane calvo.
Ed il finale solito è: Ci simme fatte male cu 'sta kazze 'e katane.
Brano scritto a quattro mani con una mia amica webbica
Qualcuno potrebbe dire ...e vi mettete in due per scrivere una cazzata del genere ....
Ebbene si !
Hashimoto ha fatto scuola!
In uno dei suoi viaggi si è trovato a passare nella terra dei pastori silenti sulla Maiella e ha lasciato il segno .
Un certo Motilinsegnije fu profondamente attratto dallo spirito poetico nippo-napoletano della scuola Hashimotiana e gli si convertì.
Di lui parla il noto scrittore roccascalegnano–kiotano Nduccio Tashiuko Pomponio nella sua opera “Nun è che sule Gabriele è lu poeta de
E’ d’uopo qualche notazione biografica su questo oscuro ma non per questo meno sublime poeta pastore che assomma in se, in un mix originalissimo, sia l’ispirazione hashimotiana degli haiku e do samurai che nun se scorda a mamma sia quella napoletana del Cacace de “o piscatore ro mare e Okinava sia, infine, la poesia ovino-dannunziana “piove su nostri corpi e a prossima volta portete o mbrelle “
Motilinsegnije è un alto pastore della Maiella (alto nel senso che si è istruito presso l’università “Malisìtu o no” facoltà di psicologia degli ovini, ma in realtà non supera il metro e cinquanta per due di circonferenza) e trascorre molto del suo tempo nei pascoli ove esercita il suo pensiero nella traduzione del pensiero umano in quello ovino e viceversa.
Eccone un frammento significativo della sua produzione poetica dal titolo
LI PECURE E L'AKASHA
Dopamina
Agente fisiologico
Chiave chimica
Illusoria
Accesso ai segreti
dell’akasha.
NOTE AL FRAMMENTO
E adesso entriamo nel significato profondo della squisita poesia e che estrinseca la intensità dell’animo di Motilinsegnije.
Un giorno il Poeta si accorse che le pecore non brucavano più volentieri quella verde, tenera e rorita erbetta tanto declamata dal suo antenato, il famoso poeta “Agabbriè”. –Mmmm…mi sa tante ca ci manche nu poche de concime, mo li vaje a’ ccattà-
Si recò così allo spaccio, ma tuzzula tuzzula, nessuno gli apriva.
-Mò li vu vedè ca custù ma fatte na frigature e si n’è iute a scià mezza a la neve?-
Infatti il negoziante, che amava praticare lo sci di fondo ma sopratutto amava le sciatrici e che soffriva, a cagione degli stravizi sessuali, di smemorataggine, aveva lasciato la chiave dello spaccio infilata nella toppa.
Il furbo pastore :"Ah! Li si lassate aecche la chiave? E mò ti freghi jè"
Motilinsegnijè cauto cauto aprì la porta e cercò il concime.
Ed infatti : "Cerche tu ca cerchi jè… ti so truvate! Li vu vedà ca sta dentre a
Infatti così fu: quatto quatto aprì la kasha, prese il concime a base di sterco di pecora della Maiella e di un ingrediente segreto del negoziante che tutti chiamavano : “Doppetelaccongiijè come si deve “.
Il poeta tornò sui verdi pascoli e lo versò sulla tenera erbetta.
Il giorno dopo tutte le pecorelle rincorrevano il montone e il suo gregge in breve tempo divenne numeroso e lui ricco.
Intanto il negoziante Doppetelaccongiijè come si deve considerato che il merito della ricchezza del pastore poeta era merito anche dell’ingrediente segreto gli chiese una percentuale.
Motilinsegnije taccagno più taccagno dei taccagni giapponesi rifiuta di pagare, sfodera la sua fida katana (non se metto la katana lo sponsor non mi paga) ed infilza il povero Doppetelaccongiijè come si deve.
E pure stavolta "Ci simme fatte male cu sta cazze e katana"
Stazione di MONTECALVO - BUONALBERGO - CASALBORE (Av-Bn)
Ferrovia Caserta - Benevento - Foggia
L'esterno dela stazione abbandonata






Nell'edizione 2003 del concorso letterario "La cozza di cartone" si affermò Hashimoto con la sua celeberrima lirica nippo-napoletana "O samurai nun se scorde a mamma". Musicata dal maestro Salvatore "Manolenta" Piscitiello fu eseguita dal cantante neomelodico Pascalino di Piscinola e vendette un milione di copie .
E' un opera che pur nel rispetto delle rigorose regole della poesia nippo-napoletana ha dei cedimenti alle istanze commerciali.
E per questo il noto critico letterario Gennaro Katziro Cacace nella suo agile ed elegante volumetto "Mo pure i giapponese se mettene a fa e canzone napulitane e vennene pure ...loro e chelli cazze e fide katane "
Malgrado la polemica sollevata vi sono sempre grandi ammiratori di Hashimoto, nella versione classica, per cui non ci stancheremo mai di riproporlo.
Ecco un altro mirabile frammento hashimotiano.
Leggiamolo.
Frammento
Dall'albero
del ciliegio in fiore
spuntano sol
amari frutti.
Frutti
per un cielo celeste
da sorvolare.
Note al frammento
Hashimoto dopo aver vinto alla lotteria di Kioto una consistente somma si trasferisce in un giardino fiorito alle pendici del Fujiama nella pianura di Koom.
Ed inizia una semina di 80.000 piante di ciliegi.
Il nostro avvia un commercio di esportazione di ciliegi verso l'Italia e fonda una società internazionale che battezza "Fruit of the Koom Oun Hist".
Il suo socio nippo-lombardo Hashilvo Berlaskisho battezza la società " E forza Nippon" e per esorcizzare i nemici invidiosi comunisti celebra la cerimonia di onore alla Dea dei ciliegi in fiore e per questo brucia le solite cazze di bacchette di incenso aromatizzate alla cozza.
L'odore mefitico impesta la pianura e tutti le gemme dei ciliegi in fiore.
E come al solito tutto finisce a puttane infatti ciliegi con il profumo di cozza chi cazzo li prende ma stavolta Hashimoto sfodera la fida katana e taglia tutti i capelli al suo socio e li manda nel cielo azzurro insieme a quelle cazze di piante profumate alla cozza andata a male .
E stavota nun ci simme fatte male cu sta cazze e katana


Il piatto preferito di Hashimoto è la suppa ku seppu.
Il seppu è un pesce che si trova solo nelle profondità del golfo di Aloshupo. Esiste un vero e proprio rituale nella cottura del seppu:
Vi sono delle fasi molto precise stabilite da un disciplinare redatto nel 1656 dal cuoco Mocoshu
1 FASE Taglio del ventre del seppu
Adagiato il seppu su un panno bianco, il cuoco gli squarcia il ventre con un movimento da sinistra verso destra e subito dopo risale verso l'alto fino alla bocca del seppu. Si usa o la spada piccola wakikazi o il pugnale kagotana.
2 FASE Salatura del seppu
Pulite le traccia di sangue e di interiora con lo stesso panno bianco di prima ,il seppu viene adagiato su di un altro panno bianco e cosparso di 300 gr. sale gom buru, 12gr di fiori di gelsomino e 500 gr. di cozze liofilizzate.
Completata la salatura il seppu viene arrotolato nel panno bianco e viene poggiato su una mensola di legno di pesco della piana di Kazè. Durante questa operazione di salatura che dura dai sette ai dodici giorni (a seconda delle dimensioni del seppu), vengono letti, al tramontare del sole, brevi componimenti poetici composti per l'occasione e denominati haikuseppu.
3. FASE Cottura del seppu
Il seppu, arrotolato in foglie di cilegio, viene immerso a cura dell'aiutante cuoco (haisharakushina ), solitamente il migliore amico del cuoco. Esso posizionato alle spalle del cuoco, prima che il seppu venga immerso gli taglia la testa, con un taglio netto di katana.
Se l’aiutante non è abile in questa operazione e taglia la testa al cuoco …allora so kazzi.
Nella pentola, denominata supphiera, il cuoco ha intanto preparato un fondo di cottura con
La cottura si completa in 36 ore.
Buon appetito!

E non è finita la distruzione dei pini di Aleppo che costeggiavano Via Rimembranza (davano fastidio al parcheggio) , l’annientamento degli spazi verdi cittadini, la ristrutturazione del Centro Storico in un trionfo di alluminio anodizzato e di tetti spioventi stile Val Gardena, la sostituzione, nelle strade cittadine del vecchio e nobile “basolato” con il più moderno asfalto, la distruzione delle antiche case a corte sostituite da anonime villette in cemento armato. Ed ancora i nuovi insediamenti periferici, in strade nuove larghe appena più di un vicolo, palazzoni senza un frammento di verde o di aree libere di parcheggio. Grumo negli ultimi quaranta anni è stati costruita da geometri e capomastri attenti solo a sfruttare gli spazi e con una particolare gusto per l’orrido urbanistico.
PIAZZA PIO XII già Piazza Marconi (la palazzina abbattuta è quella a destra della foto) foto da www.grumonevano.net

PALAZZO CAPECELATRO foto da www.grumonevano.net


Tra i maggiori studiosi delle opere e della vita di Nghe Hashmoto si annovera il mai troppo rimpianto Gennaro Sososha Pignaturo che nella sua silloge "Haiku ahi ke male 'e panze" riporta numerosi frammenti di cui si erano perse le tracce. L'opera del Pignaturo rappresenta la fonte di maggior rilievo per la ricostruzione dei tanti amori del nostro.
FRAMMENTO
Si ottundono le rondini
sui rami dei ciliegi
una leggera brezza
si leva leggera.
Esondano
le fauci artigliate,
le voraci e spalancate fauci
e tracimano gli effluvi divini
NOTE AL FRAMMENTO
Hashimoto dopo un lungo corteggiamento riesce a ottenere un appuntamento con la vezzosa Alishimoru.
Si devono incontrare nel Giardino dei ciliegi fioriti davanti alla statua di Artilushu la dea dagli artigli adunchi e dalla voraci e spalancate fauci.
È il dì di festa delle ali di rondini, il poeta attende paziente l’arrivo della vezzosa Alishimoru. Tanto per ingannare l’attesa, onora
Sulla statua della si diffondono gli effluvi della bacchetta di incenso, come per miracolo strizza gli occhi, adunca gli adunchi artigli e spalanca le voraci fauci. “Ma sempre sto cazzo di incenso alla frutta, una cosa piu attizzosa no…..e che marò (ops ) e che dea Artilushu, passate da Medellin prima di sacrificare! "
Nel mentre i fedeli ivi radunati cominciano ad urlare :"O miracolo, o miracolo , anzi O MIRACOLO!! La dea piange , la dea piange"
Intanto da un stormo di rondini obnubilate dal vapore dell’incenso piomba il solito scacazzo sulla testa di quel pirlone di Hashimoto.
Dove c'è uno scacazzo che piomba dal cielo, lì si trova Hashimoto. (Paradosso di Bombisho)
Proprio in quell'istante fatale arriva la vezzosa Alishimoru che allo spettacolo di Hashimoto scacazzato urla a più non posso : "Che schifo oh mio diletto! Ma perché non te ne vai a raccogliere germogli di soia lungo il fiume Va Fashin Inkol?"
Offeso Hashimoto impugna la solita fida katana ed urla alla vezzosa .”Ma 'sta piezze 'e stronza! Parle proprie tu che fiete che fai mancà l’aria! Ma vatte a fa na doccia!" e con un sapiente colpo della fida Katana le tronca il lercio kimono color grigio zozzo.
Ed anche stavolta la morale è: "c'essame fa male cu sta kazza 'e katana"
Non è vero ma ci crepo ….. ovvero
Come ho imparato a credere alla iettatura e vivere felice (1972)
Molto più nobili scrittori hanno trattato di questo controverso tema : i tragici greci, Pirandello, Eduardo e tanti altri ancora. Questa mia cialtronata non vuol essere un trattato teorico sulla iettatura, sfiga o iella che dir si voglia ma solo una esemplificazione pratica di essa attraverso il racconto un personaggio del genere con il quale ho avuto la sventura di imbattermi.
La ragione dice che la jettatura non esiste ed io sono razionale ma ditemi dopo avere letto queste righe, se qualcuno dotato di ragione può negarne l’esistenza.
L’INNOMINATO DELL’ALTA VAL D’ADIGE
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Vittorio Emanuele di Savoia, di 69 anni, e' stato arrestato per ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza. Nei confronti del principe le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e allo sfruttamento della prostituzione.
e 'sto signore vorrebbe il posto al Pantheon
per ora il suo posto è a Re bibbia
dopo Re Galantuomo, Re Tentenna ecco il Re Ricotta
che fosse specializzato in marchette l'avevo intuito ...
basta leggere la fine di questo post
Un napoletano a Bolzano (1972)
Quando finalmente, a cagione della prematura dipartita della precedente novantaseienne inquilina, riesco ad ottenere in fitto dall’INPS un prestigioso appartamento con vista sul piacentiniano Monumento alla Vittoria (non si può avere tutto dalla vita), da ligio cittadino mi reco all'anagrafe per richiedere la residenza a Bolzano.
L'enorme salone gotico mi intimidisce, dalle vetrate policrome il timido sole manda una luce verdastra. Sul fondo del salone una batteria di sportelli, ognuno con una targa bilingue.
CERCO CASA
20 luglio 1971
Nasce mia figlia a Trento. Forse troppo presto ma sicuramente troppo a nord . La notte non dorme e non mi fa dormire, di giorno il lavoro mi pesa. Ma forse più che le ore di sonno perse è la disaffezione al lavoro. Di già, qualcuno potrebbe dire, ma se hai appena iniziato.
Trovo casa a Trento abbastanza facilmente, grazie ai buoni uffici delle amicizie ferroviarie di Don Peppino .
Notte della luna, della TV con Ruggero Orlando e Tito Stagno , con il piede sulla scaletta e con l'applauso di Houston e di tutto il mondo. Sono più o meno le cinque del mattino. E dopo aver visto il piede che scende dalla scaletta senza aver dormito parto per Roma per fare un altro fottutissimo concorso: all’INPS.
Dopo la aggressione dei mastini comincio ad acquistare consapevolezza di avere sbagliato entrambe le scelte di lavoro. Fare lo sciacquino di un barone universitario ed in aggiunta il legale degli strozzini non è il massimo della vita.
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Come ho deciso di non fare più l'avvocato.
Fine anni '



E' la mattina del 10 marzo 1954, nella vetrina del negozio di Don Arturo barbiere, parrucchiere per signora, profumiere, dispensatore di saggezza e di notizie, c'è un manifesto con una figura femminile, seminuda, ricoperta di fiori, a braccia spalancate, con le scritte che propagandano le ciprie e i profumi Paglieri .
E' lei il mio primo amore: ho nove anni.
Sto andando a scuola, nonna Maria con la scusa di andare a fare la spesa mi accompagna sempre. Ha timore dei pericoli .
L'immagine della signorina Paglieri mi chiama dalla vetrina e mi fermo ad ammirarla.
La nonna si accorge della mia distrazione e mi tira per il cappuccio del montgomery.
E da quel giorno, non ricordo per quanto tempo, iniziai a frequentare il negozio di Don Arturo. Ciò durò fin quando il manifesto della signorina Paglieri cadde a pezzi e fu sostituito sia nella vetrina del negozio, sia nel mio cuore da altre icone della bellezza femminile.
Ma queste sono altre storie.



Nascono alcune volte nei Blog amici iniziative che si estendono a “macchia d’olio” nella Blogosfera: questa è una di esse. IL TESTE DI MEME
L'ho copiato da GIDIBAO
Signori, a Voi il Test di Meme:
e le mie risposte
Domanda: Prendete il libro più vicino a voi e aprite alla pagina 18. Cosa c’è scritto alla 4a riga?
Risposta:who grew rich trading with the Indians , and who... (spoon river anthology)
D. Qual è l’ultima cosa che avete visto alla televisione? R. CSI Su Sky Fox Crime
D: Senza guardare indovinate che ore sono: R. Sono le 11:07
D. Adesso verificate che ore sono veramente: R. 11:32
D. Oltre al rumore del vostro computer che altri rumori sentite? R. Un treno che passa . abito vicino ad una stazione !
D. L’ultima volta che siete usciti che cosa avete fatto? R. Ho fatto fotocopie di un libro sulla Coltivazione della Canapa (sto scrivendo un libro sul tema ...cosa avete capito)
D. Prima di cominciare questo questionario che cosa stavate guardando? R. Gironzolavo sui blog
D. Cosa state indossando in questo momento? R. Jeans blu scuro e camicia azzurra a righe
D. Avete sognato la notte scorsa? R. Vuoi che a quest'ora mi ricordi i sogni .
D. Quando avete riso per l’ultima volta? R. rido di continuo specie quando mi si fanno domande simili
D. Cosa c’è sulle pareti della stanza in cui vi trovate in questo momento? R. dei quadri a china di un mio vecchio amico con paesaggi della provincia di Salerno .
D. Avete visto qualcosa di strano oggi? R. Sì, le foto del cadavere di Al za come cavolo Foto incorniciate manco se le dovessero mettere nel salotto di Condoleeza o nello studio ovale di GWB
D. Cosa pensate di questo questionario? R. é una cagata ma tutti i test mi divertono da morire
D. Qual’è l’ultimo film che avete visto? R. “Il giorno dello Sciacallo di Zinnemann ieri sera su Sky studio Universal" lo rivedo sempre con piacere
D. Se diventassi multimiliardario stasera cosa faresti per prima cosa? R. Mi farei invitare a Villa Certosa da Berlusca e poi farei la pipì nella piscina.
D. Racconta qualche cosa di te che non sappiamo ancora: R. Ti piacerebbe eh
D. Cosa cambieresti? R. Se torno a nascere ....m'amparava zappatore pechhè o zappatore nun se scorda a mamma ...ZAN ZAN sta cazzata la dovevo mettere lo faccio in ogni test
D. Ti piace ballare? R. Ho la panza e mi viene il fiatone
D. George Bush? R. Georgino la scimmietta dello Zoo
D. Quale sarà il nome del tuo primo figlio nel caso fosse una femmina? R. Ho già una figlia femmina che legge il mio blog ed è molto incazzosa se faccio battute su di lei
D. Quale sarà il nome del vostro primo figlio nel caso fosse maschio? R. Ho già un figlio maschio che legge il mio blog ed è molto incazzoso se faccio battute su di lui
D. Avete già sognato di vivere all’estero? R. Sì, a New York in cima all'Empire State Building con Meg Ryan
D. Cosa vorreste che Dio vi dicesse quando varcherete la soglia del paradiso? R. “Ciao Fratellino ti aspettavo da un pezzo mi stavo annoiando. Facciamo una partitina a "Fine del Mondo e Nuova Creazione"
D. Quali sono le altre 4 persone che dovrebbero fare questo questionario sul loro blog?
Risposta :
ce ne sarebbero anche altri...ma rispetto la CONSEGNA DEL TEST!
Hashimoto è uomo del suo tempo , quindi non solo poesia dedicata ai cilegi in fiore ma anche temi più d'attualità quale il campionato di Sumo, i tornei di katana, i raduni di sushi e di soshi e perchè no anche alcuni componimenti a luci rosse. Il noto studioso di esegesi hashimotiana Nicola Gennaro Sososha Pignaturo nella sua opera "T'agge truvate miezze a quatte vie e nin sive nu vigile urbano - Poesia kiotana e Ki o tene " a cura dell'Istituto di Cultura Nippo-Caivanese, raccoglie con acuta precisione questi versi dandone un'attenta interpretazione .
Frammento n. 1
S'accoscia sconfitto
il guerriero
di nero vestito
Commento al Frammento n. 1
Hashimoto insieme alla sua tenera Hoshimuro vestiti con Kimono color ciclamino al tramonto sotto la luna d'agosto assistono alla finale Ciampion Ligue di sumo nel palazzo dello sport di Okinava.
Hoshimuro è incazzata come una libellula che è stata inchiappettata da un toro in calore, perchè del torneo di sumo se ne sbatte; sia perchè quei panzoni unti e con minuscoli piselli le danno la nausea , lei gradisce samurai muscolosi; sia perchè Hashimoto le aveva promesso di portarla alla mostra del Corallo di Pishoro dove erano esposti dei magnifici gioelli.
Hashimoto ha scommesso sul lottatore Panjuro Kazjiro una ingentissima somma ma al primo attacco Panjuro crolla sconfitto sulla stuoia color latte di soia sotto la luna piena di settembre.
Hashimoto incazzato come uno squalo tigre del golfo di Kioveazuffunne, impugna la sua fida katana per farsi giustizia e fare a fette il poco fido ma pur bravo Panjuro.
E' intenzione di Hashimoto tagliare a fette Panjuro e venderlo come tranci di Bufalo Kianino alla catena di Supermercati "Tutto per il Samu Rai" per poter recuperare le mancata vincita .
L'arbitro internazionale dell'incontro il pur bravo e fido Collina fiorita di gelsomini e di boccioli di biancospino con uno scatto blocca Hashimoto lo disarma ed urlando: "'A vulimme furnì cu st i cazze e fide katane c'essame fa male! !
FRAMMENTO n. 2
Fetenti stalle
piangono rugiada al
canto dei bovini
Traccio rotte e
nel cuore porto segni
all'infinito.
Obliqui raggi
mi dipingono.
Note al Frammento n. 2
I critici letterari si sono scervellati per anni , i maggiori esperti di esegesi hashimotiana hanno scritto pagine per interpretare questa insolita e misteriosa lirica.
Solo Catello Pishiro Casuscelli il vecchio studioso di Hashimoto sin dall'epoca dell'infanzia ed il sullodato Pignaturo ne hanno dato la corretta interpretazione.
Hashimoto si sveglia all'alba e si reca dal suo lattaio ma prima di arrivarvi deve attraversare i campi dei ciliegi a stelle e strisce, dei peschi del sol levante gobba calante e dei giaggioli della luna crescente gobba a ponente. Per onorare la festa del Giaggiolo in fiore, Hashimoto ha indossato il suo elegantissimo Kimono rosso papavero degli stilisti Korce & Katana .
Hashimoto passeggia lentamente, si ferma ad ammirare i nespoli in fiore e le stalle del suo amico Kaziuro Sushimusho. Un olezzo colpisce le nari del poeta che impugna la sua penna di bambù e sul taccuino in carta di riso Scottiskin traccia i versi ispirati. Dal fondo della stalla in quel momento appare il toro nippo-napoletano "Partone e bastimente pe terre assai luntane canta a buordo so Okinaviani" che eccitato dal kimono rosso infilza il povero Hashimoto nella terga.
Hashimoto colpito, è scaraventato lontano e dal dolore non trattiene le lacrime. Una profonda ferita a forma di cilegio in fiore attraversa le natiche del poeta. Sarà un ricordo perenne.

Alcuni dei miei lettori, con tono saccente, sottolineano l’eccesso di teste tagliate e di sangue nei miei racconti. Ma non si rendono conto che non posso fare a meno di essere così.
Ho iniziato che avevo otto anni: scrivevo “sceneggiature” per le messe in scena dei giochi con i soldatini. A quel tempo, inizi anni 50, non c’era ancora la televisione e d’inverno, perché soffrivo di tonsillite, non potevo quasi mai uscire per giocare all’aperto ed allora il tavolone di marmo della cucina diventava l’universo dei soldatini e delle pastore del presepe (le usavo per i personaggi femminili). Per giocare con mia sorella, mio fratello e gli altri saltuari compagni di giochi servivono storie ed io le inventavo.
Ma non solo le storie dei soldatini. Mi divertivo a inventare finali alternativi alle favole tradizionali: così il lupo divorava Cappuccetto Rosso o Biancaneve non si risvegliava al bacio del Principe Azzurro.
Quando le raccontavo e c’erano le bambine che piangevano e mi divertivo. Dio come mi divertivo. Anche con le storie dei soldatini mi divertivo, facevo vincere sempre i cattivi e cadevano le teste di parecchi soldatini ma tanto dopo con la ceralacca si incollavano e così avevo un esercito con i collarini ortopedici rossicci. .
Ma per scrivere ed inventare occorre leggere ed io leggevo, quanto leggevo.
A casa mia c'era tanto da leggere.
Nello scaffale più alto della libreria (un mobile scuro con gli scaffali chiusi da vetri zigrinati) c'erano libri che mi era proibito leggere. Qualche volta, in assenza di mia madre, accostavo una poltrona davnti al mobile , mi arrampicavo sui braccioli e leggevo i titoli : ricordo c'era D'annunzio, Gide, Guido da Verona e poi dei libri dal dorso grigio, anni dopo ho scoperto che erano dei manuali di infermieristica, (duranta la guerra mia madre aveva fatto l'infermiera e di questo periodo parlava sempre malvolentieri).
C'erano poi i miei libri: tutta la collana per l'infanzia da Tom Saywer al Principe e il Povero , da Incompreso a Bertoldo Bertoldino e Cacasenno, i Salgari, Verne e quelli di mia sorella gli Alcott. E fumetti tanti anzi direi tutti. Ed ancora enciclopedie assortite, i libri da ferroviere di papà, raccolte di mani di Fata, libri di cucina. Tutti questa "carta" è andata per la maggio parte dispersa, quando mia madre, dopo la morte di papà decise di non voler restare più nella casa vecchia ed iniziò il ventennale pellegrinaggio 1980/2001 tra le case di noi tre figli, varie case di riposo, mini appartamenti fittati e sfittati.
Poi più avanti negli anni: i libri della Medusa, l'universale Feltrinelli, I Gialli Mondadori, Gli Urania e tanti tanti tanti altri ancora. Casa mia è zeppa di libri che molte volte stento a ritrovare quando vorrei rileggere.
E' bello rileggere.
Ah e lo scrivere ?
Beh dopo aver tanto letto che problema c'è a scrivere ! .
A Fedora non piace svegliarsi la mattina presto, non ama lavorare la terra: le sue sorelle più grandi e sua madre hanno le mani rovinate, le unghie perennemente nere - hai voglia a lavare la terra non va via.
Fedora vuole scappare via da questa vita ma la scuola non è servita.
Ha finito a stento le medie: in quinta elementare dopo tante insistenze era riuscita a convincere la madre ed il padre a mandarla ancora a scuola. In questa opera di persuasione l'aveva aiutata la signora Prauzzi la padrona delle terre che il padre coltiva a mezzadria.
Malgrado l'entusiasmo iniziale, i tre anni di scuola media furono un tormento: unica contadina in una classe di viziate ragazzine borghesi.
Quel nome inattendibile che il padre, appassionato di opera lirica le aveva imposto solo perché letto in una locandina dell'atrio del Municipio avendo esaurito i nomi femminili di tradizione familiare (quinta figlia femmina), le pesava tremendamente soprattutto perché le sue care compagne di scuola lo distorcevano alludendo al suo perenne odore da contadina.
E così finita la scuola trova il suo destino pronto : la terra.
Nicolino Bugai non comprende proprio la sua ultima figlia: parla poco ma reagisce sempre a quello che non le piace con una ira silenziosa ma che si legge negli occhi.
Fedora cerca di sfuggire ai lavori più faticosi come sfugge alle profferte amorose dei vari contadini. Ha già avuto tre offerte di matrimonio ma scuotendo la testa ha sempre rifiutato; eppure sono tanti ancora che si perdono dietro di lei ottenendo solo rifiuti.
Ed ora ha venti anni, Fedora, e Nicolino teme che resti zitella.
Le altre quattro femmine le ha maritate tutte anche se continuano a dare una mano soprattutto con la canapa.
È una coltivazione che dà risultati, ma servono tante braccia.
Ed insolitamente per la canapa anche Fedora va in campagna.
Lei adora quella foresta di fusti dritti e sottili, alti due metri, con un odore forte, caratteristico che quando si matura diventa gradualmente sempre più piacevole, fino ad assumere i connotati di inebriante profumo.
A marzo di ogni anno Fedora accompagna il padre alla semina con un macchina che posa i semi a file fitte . Le piante cresceranno in fretta pronte ad essere raccolte ad agosto.
Sono le quattro del mattino, è buio: la madre Assunta la scuote . Fedora si stiracchia, manda già la tazza di latte,infila un lungo camicione di tela blu stinto, inforca una largo capello di paglia e scende giù in cortile dove Nicolino aspetta alla guida di piccolo camion con il pianale aperto.
Fanno il giro per raccogliere sia le sorelle con i rispettivi mariti sia una frotta di braccianti che il padre paga a giornata. Dopo una mezz'ora sono all'appezzamento.
Si infilano tra gli stretti filari, impugnando una piccola falce: il profumo che mandano le piante è inebriante.
-Come è bello questo lavoro- sussurra Fedora, facendo andare con forza la piccola falce alla base delle piante.
è un frammento di qualcosa che sta nascendo
PASQUALE FAGIOLINO
(da non confondere con il di lui cugino Pasquale Oronzo Fagiolino esponente di spicco della poesia emetica tarantina che come ben si sa è in contrapposizione storica con la poesia del nostro che è la diarroica salentina)
1995 pubblica il suo primo libro Arovai iammashi Raccolta di Haiku in dialetto salentino e riceve il premio del periodico "
1997 riceve dalla salumeria "Salami e salumi" l'incarico di scrivere il listino prezzi e li sbaglia tutti. Scrive i prezzi in Dollari e per questo riceve una segnalazione dal Comando della Guardia Costiera Americana "Wath is the finocchiona?" .
1999 esce di casa in stato di sonnambulismo e viene ritrovato dopo tre mesi a bordo di un motoscafo blu e cerca di fare il contrabbando di bionde tra Brindisi e Valona e riceve per questo il Premio Speciale al concorso "Fai da te ma non fare cazzate" per la migliore cazzata dell'anno .
2001 arriva 12° alla traversata del Canale di Sicilia con a cavalcioni quattro extracomunitari recitando tutte le 527 poesie da lui scritte in trimetri giambici catalettici. Per questo è premiato con il PIRLINO DI BRONZO da parte dell'assocazione "Padana-Marocchina Genesio Borghezio"
2003 Scrive la raccolta "Spacc e magne" per celebrare i mitili esportati dalla Grecia e riceve il premio "Viibrione d'oro" con salmonellosi compresa nel prezzo.
2004 si presenta al primo giorno di lavoro presso
UN POETA LATITANTE
Biografia di Gennaro Guagliarulo detto 'o Zeza
Gennaro Quagliarulo nasce a Paneruoccolo attorno al 1960, da una ricca famiglia di quella contrada.
Si hanno poche notizie sulla sua vita, che comunque fu piuttosto movimentata.
Sua madre fu donna Lisabetta dei Saliscendi, appartenente dunque a una delle più note cospicue e potenti famiglie di Paneruoccolo.
Donna Lisabetta gestiva il racket delle saracinesche.
I padre di Gennaro era Ngiullillo Quagliarulo detto Serrafica: è di tutta evidenza che il soprannome allude alla sua attività prevalente, quella di gestore di una catena di case di tolleranza. Quando nel 1959 esse furono poste fuorilegge, Ngiulillo si riciclò immediatamente e, grazie alla grande disponibilità di liquidi, divenne il più importante banchiere privato della zona. Insomma divenne, grazie a questa proficua attività, una fra le personalità più in vista della vita politica ed economica di Paneruoccolo.
Ovviamente fu cambiato il soprannonome Ngiulillo Serrancanne.
Sia il padre prima, che Gennaro da maggiorenne, entrarono nell'ordine dei Cavalieri di Santa Pupazza loggia massonica di rito caivanese.
In un ambiente così fatto Gennaro crebbe e si formò secondo i modi d'allora e volto a impossessarsi della cultura vigente, in particolar modo le arti del trivio di Villaricca , del quadrivio di Giugliano, della rotonda di Arzano e di quella sul mare.
E fu cosi che nel 1976 ad appena 16 anni compose 'o Zeza .
E’ giusto rammentare i versi più significativi “ed un orchestra che suona vedo gli amici ballare e tu non sei qui con me ed allora vengo li e ti spacco la faccia a te e a chilo strunzo che fa o Zeza con te”
Per una strana ironia della sorte da allora Gennaro fu chiamato 'o Zeza come lo sconosciuto rivale.
La lirica fu premiata con
Oltre che alla poesia Gennaro O Zeza come documentano i vari processi tutti conclusi con assoluzioni, si dedica anche ad altre attività.
Milita come alleato dei Marsigliesi contro il Clan degli Albanesi.
Nel 1981 era fra i picciotti che assalirono il campo di don Turrido della mafia perdente.
Si ha notizia tuttavia che durante quest’assedio fu più di una volta multato per essersi allontanato dal campo senza la dovuta licenza. Lo troviamo ancora colpito da multe in città l'anno successivo , ed esattamente l'11 luglio, per aver percorso Via Caracciolo a
Sono questi gli anni ai quali risale pressoché per intero la sua produzione poetica, almeno quella che ci è pervenuta.
Uomo frivolo e spensierato, disordinato e dissipatore, ebbe come ideale di vita tre cose solamente, la donna, il vino e le carte; tuttavia ci ha lasciato un ricco canzoniere, dal quale risalta moltissimo anche il suo romanticismo nell'amore per una tale Bocchina, figlia di un solachianiello di Acerra .
La sua è una poesia d'argomento e di linguaggio realisticamente quotidiano e dialettale in toni scherzosi e burleschi.
Attualmente è latitante in quanto ricercato dalle polizie di mezza Europa
Prosegue la saga di Hashimoto e questa volta, approfittando degli approfonditi studi di Pasquale Joimbo Caiazzo, il famoso poeta dialettale nippo-torrese che nella sua mai troppo lodata opera "Ma che ve crerite che tu ca nun chiagne e chiagnere me fai chesta notte a do' stai.... ovvero Pizze, pezze, kimoni di Resina e kimoncelli di Sorrento", vi esporrò alcuni dei frammenti reperiti nella biblioteca "Kaizimbo Kazombo Hasasosha" .
Frammento n. 1
Avete visti
gli occhi suoi
quando vanno a cercare
la luce del tramonto ?
Ecco arriva il buio
ma la luce brilla.
E volo in mondi paralleli
volo in orbite irrisolte
volo in attimi percorsi.
Commento alla frammento n. 1
Hashimoto corre sulla moto nell'autostrada a 12 corsie Kioto-Tokio, indossa casco Kakunzo superintegrale color della tortora nel tramonto d'estate.
Egli corre veloce, egli corre a 265 all'ora con la sua fida moto Sashupa 850 Gt ed intanto con la sua penna di bambù traccia sul serbatoio questi versi. La moto color del pesco fiorito in una sera d'estate, con i suoi fari alogeni a doppia carenatura sfonda il buio della notte, lungo l'autostrada Kioto-Tokio a 12 corsie e Hashimoto segue le tracce luminose. Ad un tratto un cozzo (ho scritto cozzo non altro) tremendo, le luci che vedeva non erano quelle della sua Sashupa riflesse nel casco Kakunzo ma le luci di un autoarticolato a 12 ruote, guidato dal samurai in disgrazia Iodo San proveniente in senso inverso. Distratto dalla scrittura dei versi Hashimoto aveva lasciato l'autostrada Tokio-Kioto a 12 corsie ed aveva imboccato la provinciale Kakisho-Lopisho e non si era avveduto del pesante autoarticolato che trasportava 39 tonnellate di barattoli di vernice color verde pisello che dovevono servire a tinteggiare le pareti del villaggio turistico Haihai Halpitushi dove si sarebbe tenuto il XXI Festival Mondiale degli Haiku. Tutta la vernice si spande sull'intera pianura di Kakisho mentre il povero Hashimoto dall'urto viene lanciato in orbita.
Frammento n. 2
Quando l'estate opprime
e solo una cicala
canta silenziosa
sotto l'ombra
di un ciliegio
lei mi sorride
lei sole del domani
Commento al frammento n. 2
Dopo avere percorso diverse orbite ellittiche Hashimoto crolla su un albero di pesco fiorito, mentre Okisho Pornisho, Direttore del Villaggio turistico, insieme all' imbianchno Arisho Pittesho cercano di recuperare la vernice dispersa nella pianura. Intanto l' autista Iodo San impugnando la sua fida katana ha inseguito da terra Hashimoto nelle sue orbite per fargli pagare il fio del tremendo cozzo ( ho scritto cozzo.... ). Durante le orbite Hashimoto ha notato una cicala cantante e le ha dedicato i versi. Quando precipita al suolo in prossimità del ciliegio in fiore si rende conto che non si tratta di una cicala, essa appariva tale dall'alto, ma di un gigantesco insetto di nome Haikuzzilla mutante perchè ha ingoiato tutti barattoli di vernice verde pisello. Davanti a tale mostro Tashimoto si inginocchia, celebra il rito dell'adorazione del sole d'estate e dona in sacrificio la sua fida katana. Haikuzzilla incazzata come una iena della pianura di Sishampo urla a Hashimoto "Sempre co sta fida katana te ne vuoi uscire ....!" e lancia via la fida katana che va ad infilzare il povero Iodo San che, impugnando anche lui la sua fida katana, sopraggiungeva in quel momento. Ed ora le fide katane sono due ...
C'essema fa male cu sti cazze i katane?
Nasce nel 1932 a Osaka e, giovanissima, collabora con il gruppo Zero. Nel 1954 è tra i fondatori del gruppo Gutai, che ha dato vita a una vera rivoluzione dell'arte contemporanea giapponese, con azioni e performances assolutamente innovative, arrivando a volte ad anticipare analoghe esperienze europee e americane. Grazie alle ricerche compiute da Nicola Soshupa Caccavale noto studioso della poesia nippo-napoletana siamo in grado di pubblicare questo exscursus del Caccavale nel periodo poesonzo della poesia di Hashimoto e della sua allieva prediletta Tashodato
Frammento n. 1
Solo un tozzo di pane di soia
Solo un chicco di riso
Solo un goccio di sakè
E queste lacrime silenziose,
affogheranno
nel tuo sorriso.
e rinascerai gabbiano di scogliera.
Note al frammento n. 1
Hashimoto nel giorno della festa dei giaggioli fioriti lungo la riva del fiume Kazè si fa vento con un ventaglio di carta di riso e canna di bambu e impreca contro l’atroce destino che nel giorno della festa gli ha provocato una furibonda scarica di diarrea costringendolo ad una dieta ipoproteica.
Tashodato lo consola danzando la danza della luna che si specchia nel pozzo dei cilegi in fiore, indossando un corto kimono giallo che le lascia scoperte le graziose terga, e con parole dolci poetando invita Hashimoto ad armare il fiero gabbiano.
Malgrado sia debilitato Hashimoto ha una furibonda erezione ma in quel momento passa a volo radente il vecchio Pakiuro il gabbiano principe delle scogliere del golfo di Fankiulo.
Frammento n. 2
Solo così respirerò la pace
e allevierò le pene...
altra frana, adesso,
non potrebbe seppellirmi
sull'argenteo sentiero del sogno
Note al frammento n. 2
Il vecchio Pakiuro sofferente di stitichezza stimolato dai versi di Tashodato sommerge il povero Hashimoto con un mega scagazzo settimanale. .
Sommerso dal cumulo gabbianesco il povero Hashimoto non si perde d’animo ed invita la dolce Tashodato a continuare la danza e la poesia.
Frammento n. 3
- È solo un sogno! –
- È solo un sogno! –
La realtà è una sofferenza per chi attende amore
Se devo pensare a tutto questo
stasera non ho proprio voglia di tormentarmi
Ed allora tu tenero marinaio
Volami nel cuore
io saprò aspettare,
quando sarà il momento
ti terrò stretta a me
Note al frammento n. 3
Questo frammento è opera della dolce Tashodato che eccitata dalla brezza marina chiede al vecchio Hashimoto di godere . Ma Hashimoto dopo quella erezione frustrata dalla frana gabbianesca , è assente al richiamo dei sensi ed allora la bella Tashodato ricorre alle grazie del giovane marinaio Pisesho che non si fa pregare. Hashimoto roso dalla gelosia impugna la fida katana per darsi la morte ma inciampa nel guano gabbianesco ed infilza la bella Tashodato e il giovane Pisesho che in quel frangente erano inconfondibilmente in fase di accoppiamento (insomma stavano scopando come ricci).
E così finì la poetessa Tashodato.
Dopo il drammatico incidente di Hashimoto con il pisello affettato dal bieco Shamoisho o pappone, credevate di esservi liberati del facitore di haiku.
No questi a volte ritornano, anzi i facitori di kaiku non vanno mai via.
Ed ecco altri frammenti di epoca successiva alla drammatica dipartita e che sono stati reperiti questa volta dal Samurai /Guappo e cartone/ Carte e tressette/briscola tre tre e napoletana a coppe Mashito Toshite Sheshito Pelluokkio Pasquale Quagliarulo di origine afragolese-kiotana
Ma veniamo a questa nuova sequenza di frammenti della scuola poetica di Hashimoto
Frammento n. 1
In sella alla moto color del pesco
non cade il prode Hashimoto
corre il prode Hashimoto
sulla moto color del pesco
senza casco e senza pesce
Note al frammento n. 1
Hashimoto ha comprato una moto color del pesco e corre al mercato del pesce ma trova solo merkisho e il kakoshi due frutti di mare uno color verde che fa fare dei rutti tremendi, l'altro color viola che provoca diarrea irrefrenabile.
Incazzato come un bufisho incazzato, il famoso bufalo degli hainu, Hashimoto estrae la fida katana e si avventa con un urlo verso il malcapitato pescivendolo Pescasho Roh Marisho Epusillipesho e con un perfetto fendente gli fa saltare i "fetentissimi" (Pescasho era noto per lavarsi una volta all'anno). Visto la perdita Hashimoto , vendicativo come tutti i poeti di haiku, ha la fissa di taglia piselli cosmico.
Inseguito dai parenti di Pescasho, Hashimoto monta in moto ma nella fuga dimentica il suo fido casco sul quale sono incisi i 326 haiku che Hashimoto ha dedicato alla sua moto.
Alla lettura degli haiku i parenti di Pescasho crollano al suolo privi di sensi.
Frammento n. 2
Arisho vorrei che tu Lasho e Radosho ed io
fossimo presi da un mancamento
e portati su un bel vasello
e di li lungo la rotta dei giaggioli in fiori
condotti dalla bella Hikurisha
e fu subito sega e colori
Note al frammento n. 2
Hashimoto insieme a suoi amici Arisho, Lasho e Radosho dopo una partita a Monopoli dove Hasmimoto ha barato spudoratamente: gli toccano sempre i Viola, Parco dei giardini fioriti a primavera con fiori di ciliegio , fiori di pesche. fiori giaggioli e fiori ciclamini ( e che c... sta scritto tutto questo sulla cartuscella monopolesca) e Parco della Vittoria del divin vento imperiale Banzai Nippon, si imbarcano sul traghetto per l'isola dei leoni marini in amore sugli scogli color delle alghe di novembre. Durante il viaggio i quattro poeti di kaiku si sfidano ad una gara di haiku. Il comandante irritato li lancia a mare e vengono salvati da Hikurisha, un donnone di 180 chili lottatrice di sumo e titolare di una falegnameria. Salvi si, ma devono lavorare al banco delle seghe, costruire 780 armadi di legno di ciliegio e dipingerli a fiorellini rosa.
Dopo l’analisi testuale dei versi di Hashimoto incuriosito dal tema mi sono messo alla ricerca sul web
E come si suol dire chi cerca trova
Ed ecco altri frammenti reperiti da Oshiro Poshiro Caccavale il noto critico letterario nippo- napoletano che tanto ha contribuito alla diffusione dell’haiku a Napoli e della sceneggiata napoletana in Giappone.
Voglio solo ricordare una sapida ricerca di Oshiro “Il teatro NO e Isse , Esse e o Malamente”
Ma veniamo a questa nuova sequenza di frammenti di Hashimoto
Frammento n. 1
All'ombra del pesco oramai sfiorito
cadono le foglie cadono gli anni...
la vezzosa Hainomaru è fuggita nella notte
a me la fida katana
che i miei giorni si perdano ....
Note al frammento n. 1
Hashimoto vuol darsi la morte con la fida katana ed ha raccolto intorno a se i discepoli della scuola di haiku che si celebri il supremo sacrificio haikuzzando.
E cosi haikuzzando l’ingegno e cibandosi di germogli di biancospino ripieni di carote gialle, i vari discepoli tirano fuori 876 haiku che l’editore Ali di rondine pubblicherà su agili ed eleganti volumetti in carta di riso Gerisho Scotisho San .
Il vincitore della tenzone è il poeta Arisho Tekisho Burisho con 545 Haiku tutti in ordine alfabetico che trattano delle specie di alberi di ciliegi. Gli haiku di Arisho sono usati come anestetico naturale dall’ospedale di Kioto. .
Frammento n. 2
Mi illumino di incenso
son finiti i miei giorni vani...
ed è subito cera
Note al frammento n. 2
Hashimoto ,impugna la fida katana e vuol fare harakiri ma i suoi discepoli Arisho Tekisho Burisho e Forishomoto Lorisho si lanciano su di lui e gli strappano la poco fida katana.
Nell’urto la katana dalla lama affilata recide con un taglio gli onorevoli gioielli di famiglia di Arisho Tekisho Burisho. Per vincere la delusione ora Arisha Tekisha Burisha scrive 1234 haiku tutti al femminile.
Frammento n. 3
Noci i tuoi gioielli
ora volano nel vento discepolo Harisho
essi vibrano come erba sotto il soffio
di un vento gentile,. perduti son
son caduti fra l'erba
ed un gatto chiazzato ne fe piatto
Note al frammento n. 3
Scampato all’harakiri grazie al devoto Arisho ora Arisha Hashimoto gli dedica questo frammento.
Arisha dopo la perdita dei gioielli abbandona l’arte del poetare e diviene la gheisha più ricercata del quartiere Sekon Inin Hanglian .
Frammento n. 4
stelle luminose sulle tue natiche
un respiro si mescola
e qualcosa cresce
le stelle pellegrine arrossiscono .
Note al frammento n. 4
Hashimoto vide le belle chiappette della bella Harisha correre nel giardino sotto la luna, e si innamora perdutamente di lei ma il gestore delle grazie della vezzosa, il nippo –napoletano Shamoisho o pappone dopo avere sacrificato un merluzzo, taglia il pisello del povero Hashimoto ....con una fida katana…e no Shamoisho usava le Gillette Blu bilama....
E il pisello del povero Hashimoto fini in una scatoletta di cibo per gatti.
I critici letterari più avveduti ed attenti non smettono di meravigliarsi della recente fortuna massmediologica che sta avendo Hashimoto dopo tanti anni di oscurità.
La solita Maria Juana Maroquin della Università di Medellin , che pubblicò anni orsono una validissima sintesi di tutta la poesia contemporanea a Hashimoto nella collezione "Haiku, tanka, katana e catene mas que cazz ve fumados", ed il suo sodale Ludiwig Von Kazzemberg autore dello studio più aggiornato e documentato "La poesia nippo che s'adda fa pe campà io schifo ste cagate ma son costretto a scriverle”.
Leggiamoli un attimo.
La
FRAMMENTO n. 1
Fetenti stalle
piangono rugiada al
canto dei bovini
Traccio rotte e
nel cuore porto segni
all'infinito.
Obliqui raggi
mi dipingono.
Note al Frammento n. 1
I critici letterari si sono scervellati per anni, i maggiori esperti di esegesi hashimotiana hanno scritto pagine per interpretare questa insolita e misteriosa liirica.
Solo Catello Pishiro Casatiello il più vecchio studioso di Hashimoto sin dall'epoca dell'infanzia ne ha dato la corretta interpretazione.
Hashimoto si sveglia all'alba e si reca dal suo lattaio ma prima di arrivarci deve attraversare i campi dei ciliegi a stelle e strisce, dei peschi del sol levante gobba calante e luna calante, e dei giaggioli della luna crescente gobba a ponente. Per onorare la festa del Giaggiolo in fiore, Hashimoto ha indossato il suo elegantissimo Kimono rosso papavero degli stilisti Korce & Katana .
Hashimoto passeggia lentamente, si ferma ad ammirare i nespoli in fiore e le stalle del suo amico Kaziuro Sishomusho. Un olezzo colpisce le nari del poeta che impugna la sua penna di bambù e sul taccuino in carta di riso Scottiskin traccia i versi ispirati. Dal fondo della stalla in quel momento appare il toro nippo-napoletano "Partone e bastimente pe terre assai luntane canta a buordo so Okinaviani" che eccitato dal kimono rosso infilza il povero Hashimoto nella terga.
Hashimoto colpito, è scaraventato lontano e dal dolore non trattiene le lacrime. Una profonda ferita a forma di cilegio in fiore attraversa le natiche del poeta. Sarà un ricordo perenne.
Da: ecologisti
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Oggetto: la mamma dei cretini è sempre in cinta
Data: 1 Giugno, 2006 - 14:35
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