Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è un prodotto editoriale ex Legge 62 del 7-3-2001.

Il blogger è un cantastorie che racconta miti, favole e gli eventi mirabili di mondi lontani che ha avuto ventura di visitare. Molte volte tutto ciò è solo nella fantasia del cantastorie e moltissime volte nessuno ascolta le sue fole.

I testi contenuti nel blog sono frutto della mia mente bacata (come diceva mia mamma buonanima) e se qualcuno li vuole utilizzare deve usarmi la cortesia di dire che sono i miei.. ci tengo.. GRAZIE

ah ... se non si è capito sono di sinistra e tanto ma tanto fazioso

Per la scorrettezza di qualcuno sono costretto mio malgrado ad inserire la moderazione dei commenti. Mi dispiace inserire questa forma di controllo, ma non posso tollerare di essere offeso da anonimi senza coraggio nascosti dietro l'anonimato.



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E' il mio romanzo ACCATTATAVILLE! Se ne vuoi sapere di più CLICCA QUI e vai sul sito dell'editore AZIMUT


E' la foto di mio figlio Andrea di molti anni fa. Ora ha un blog anche lui, dategli una occhiata. Ora è uno splinderiano anche lui


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Radici Resistenti - 25 aprile 250 blogger

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Chi sono

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Nome: Raffaele Abbate
L’autore nasce nella prima metà del secolo scorso in una piangente cittadina di provincia (Benevento). Riceve una educazione libera (non giocare a pallone che sudi, non ti toccare che diventi cieco, non guardare quelle signore sul ciglio della strada che prendi le malattie) e compie brillantemente gli studi superiori in Liceo Classico della provincia di Napoli al cui confronto l'orfanotrofio di Davide Copperfield è un asilo Montessori. Frequenta l'università di Napoli a metà degli anni ‘60 e viene vagamente sfiorato dal ‘68. Si laurea e entra nella pubblica amministrazione. Malgrado “la capa fresca†ha fatto una brillante carriera all’INPS dove ignoravano ovviamente quest'aspetto della sua personalità (navigatore di internet, chattarolo, blogger, grafomane). Dal mese di maggio del 2003 è tornato libero e si è dedicato alla scrittura. Ha già pubblicato una raccolta di racconti noir dal titolo I FETENTI. E' uscito da poco il suo primo romanzo dal titolo LA TANA DEL SALMONE.

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Feaci poesia

lunedì, 12 maggio 2008

Poche idee, ma confuse

Bevi birra per rinfrescarti le idee,
ma ti accorgi che ha un altro sapore.

Ti gratti la testa per massaggiare le idee,
ma hai voglia a grattare cade solo forfora.

Alla fine forse capirai che non è il caso.
La poesia?
Molto meglio la vita, ma senza domande.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 08:51 | link | commenti
categorie: poesia
sabato, 10 maggio 2008

PREMIO IDIOTA 2008

THE WINNER IS
Claudio Marini, 35 anni, imprenditore, titolare di un'agenzia di pubblicità e spettacolo che da nove anni organizza "Star of Year", il concorso al quale ha invitato  Priebke a partecipare come giurato.

mai come in questo caso il tag è quello giusto(nazisti ed idioti)















postato da: mianonnaincarriola alle ore 00:44 | link | commenti (4)
categorie: nazisti e idioti
venerdì, 09 maggio 2008

9 maggio 1978 : Sono trenta anni, in ricordo di Peppino Impastato

I cento passi (scena finale)
postato da: mianonnaincarriola alle ore 12:58 | link | commenti (4)
categorie: antimafia, ricordanze

La festa della mamma: Una foto strappata

Non amo scrivere  "poesie di occasione", ma per una volta derogo
 


Una foto con i bordi seghettati,
colori sbiaditi di anni lontani,
uno strappo diagonale,
un ritocco ingenuo
per dare un cenno di colore,
ed il cuore si stringe nel ricordo.






















postato da: mianonnaincarriola alle ore 09:26 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 07 maggio 2008

Virgola, punto e virgola

Virgola
punto  e virgola
a sottolinear concetti
per vani meriti
di non accettare
idee preconcette.

Ora accenno
storie accese
prese e riprese
portate e riportate
nate e rinate
fatte e rifatte
nuove
o forse antiche
bianche e/o nere
forse senza colore
e senza calore.

Riprovo a raccontare,
ma le parole rimbalzano.

Serenate mute

scivolano sul lucido tufo
ed ammorbano il cupo basolato.

Solo aedi ciechi,
senza memoria,
sanno raccontare
di miscele fiammeggianti,
di fiamme miscelate,
di foreste colombiane,
di navi del Corno d'Africa
cariche di sacchi di juta,
di treni notturni
odorosi di fumo orientale.

Ed ora annuso
e bevo
un caffè macchiato lungo
e come ogni mattina
cancello i pensieri
e formatto i ricordi.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 22:14 | link | commenti (3)
categorie: poesia

La libertà?

Uno strappo deciso al guinzaglio: “Buono, buono”
La voce è rauca.
Un guaito come per assecondare,
poi un strappo violento
e si sgancia il moschettone dall’anello del collare,
via verso la libertà, sotto le ruote di un furgone rosso.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 22:04 | link | commenti
categorie: poesia, libertà

Tipologie di automobilisti


1. Autolesionista. Ha perso, forse per una mutazione genetica, l’istinto di conservazione. Guida la sua potentissima e luccicante auto a zig-zag sull'affollata tangenziale di Napoli , sulla corsia di sorpasso sfiora il paraurti posteriore dell’auto che lo precede, ignora il rispetto dei limiti di velocità; se sbaglia lo svincolo va a marcia indietro sulla corsia d’emergenza.

2. Autuomo. Si muove solo con l’auto. Ha perso quasi completamento la capacità di camminare. Per lui la città ideale è rappresentata da un’autostrada a 6 corsie interrotta di tanto in tanto da enormi parcheggi.

3. Salutatore. In fila nel traffico si ferma, incurante degli strombazzamenti delle auto che lo seguono, per salutare il conoscente fermo sul marciapiede. Il massimo è quando due salutatori si incontrano in auto nei due sensi di marcia: allora il danno è doppio.

4. Feudatario: Ha con il territorio il medesimo rapporto che avevano i feudatari nei confronto dei servi della gleba: Parcheggia in doppia fila, sui marciapiedi, davanti ai passi carrai, imbocca i sensi vietati, vuole circolare nell’isola pedonale. Se qualcuno osa protestare risponde arrogante: “Ma che sei un vigile”

postato da: mianonnaincarriola alle ore 10:13 | link | commenti (11)
categorie: ritratti, cazzeggi, cacopedia
lunedì, 05 maggio 2008

Potrebbe essere vero, ma non lo è , ma mi piace

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DIVERTENTE!!!!


postato da: mianonnaincarriola alle ore 22:48 | link | commenti (6)
categorie:

Domenica pomeriggio

Acciottolio di piatti e di posate
scrocchiare di carta blu stellata
una macchia di vino rosè
si allarga lenta e inzuppa molliche
gorgoglia la moka
lo spicchio solitario di un'arancia
aspetta di finire nel sacchetto del biologico
strepitano le voci del rito domenicale
è passata un'altra inutile settimana
postato da: mianonnaincarriola alle ore 10:42 | link | commenti (2)
categorie: poesia
sabato, 03 maggio 2008

INCENSO

Ed il fedele dopo
aver bruciato tre bacchette d'incenso
trovate allegate ad un magazine del sabato
si guardò intorno e vide la chiesa vuota
si alzò, si tolse la polvere dal bordo dei calzoni
e tornò annoiato a casa.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 22:26 | link | commenti (4)
categorie: poesia
venerdì, 02 maggio 2008

Un sorriso lungo un anno: Fauna romana tranviaria-Nostra signora delle docce

Comicomix vara una nuova iniziativa per sostenere la Lotta al Neuroblastoma (un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica)

L'iniziativa si chiama Un sorriso lungo un anno, ed è rivolta a tutti i bloggers e in generale agli amici del web.

L'inizativa è semplice.

Chiunque lo desideri, nel corso del 2008 può fare un post dedicato al tema del sorriso. Il sorriso come forma di relazione, verso gli altri, verso chi si ama, o semplicemente verso il prossimo. Non il sorriso da cartolina, quello falso o di cortesia. Il sorriso che è sostenere senza odio le proprie idee, ma con la disponibilità ad ascoltare (e, se possibile) capire le ragioni degli altri. Prendendo spunto da una vostra vicenda personale, un fatto di cronaca, di politica, di quello che volete.

Aderire è facile.

Basta scrivere il post sul sorriso e  segnalarlo a alex@comicomix.com indicando il titolo del post e l'indirizzo del blog.
Per ogni post segnalato, Comicomix donerà 2 euro alla Fondazione per la lotta al neuroblastoma.
Ecco il mio post per sorridere

Fauna romana tranviaria-Nostra signora delle docce


Dopo il Brancaccio credo che il miglior palcoscenico romano sia la linea tranviaria n. 14.
Il popolo  romano vi si esibisce e la tecnica è  quasi sempre quella del dialogo "telefonico" tanto caro ad Anna Magnani.
Ricordiamo tutti il monologo telefonico ispirato  alla "Voix humaine" di Cocteau.
E poi dicono  che i romani sono incolti e non hanno memoria.
E parlano, parlano tanto al cellulare!   Dio quanto parlano  e per giunta ad alta voce, forse convinti che lo sferragliare del tram copra la loro voce.
Ma il tram della linea n.14 che non si chiama desiderio, ma 9241,  un bel  numero a 4 cifre molto più dignitoso per un bestione di ferro, e non va all'incontrario ma  si ferma di frequente. 
Ed allora le voci  rimbombano nel silenzio e poi se sei a meno di mezzo metro, senti tutto anche se non vorresti.  

Oggi nel  cartellone dello spettacolo mattutino  un personaggio spicca tra tutti: Nostra signora delle docce.

La signora, sulla quarantina,  in shirt nera merlettata, con reggiseno a vista e pinocchietto fucsia oversize, forse a mimetizzare l'eccesso cellulitico, chiacchiera a lungo al cellulare con un sua amica.
Oggetto della conversazione:  cosa ha fatto nello  scorso week end e le imminenti  vacanze.

Sul week end  a Torvaianica, non ho ben capito a casa di chi, le notizie prevalenti sono state la notevole quantità di docce: una veloce il venerdì prima di partire, questa a casa sua,  poi un'altra all'arrivo, forse il mezzo di trasporto non era climatizzato, un'altra la sera al ritorno a casa, l'altra la mattina prima di andare a mare, l'altra dopo il bagno, un'altra dopo pranzo... Mentre parla di tutte queste docce, intorno ai piedi della dama delle docce,  si allarga una pozza d'acqua profumata alle vaniglia, ho creduto di aver una sorta di allucinazione visiva, invece dalla borsa della spesa gocciola una bottiglia di bagno schiuma vanigliato.
Non si è persa d'animo, ha tappato il tappo, ha imprecato: "Mannaggia li pecetti"  e ha continuato imperterrita la conversazione con la sua malcapitata  corrispondente telefonica.
Ma la pazienza sempre viene premiata.
Ed infatti  ecco la battuta cult, quella che resta impressa per anni nella memoria degli spettatori, come "Essere non essere"  "L'inverno del nostro scontento"  "E Bruto è uomo d'onore".
La grande artista prende fiato e di diaframma  sussurra,  ma in modo che ascoltino tutti, anche perché il tram è fermo per un ingorgo a Porta Maggiore: "Sai che te dico, conto li giorni, che partimo io e mi marito, ce n'annamo  giù a San Benedetto der Tronto, ciavemo na casetta de la bonanima de mi socera, possino 'mmazzzalla. Semo state sempre en guera, ma quanno è ita a li alberi pizzuti, la casetta ar mare l'ha  voluta lassà a quer cornuto de mi marito, che lo possino."
Intanto l'ingorgo si è   sgorgato e il tram è  ripartito.
Una scena che merita un applauso a scena aperta con standing ovation,  ma anche  un sommesso invito ad  un ripasso dei punti cardinali, sud-giù nord-su, e l'esatta la localizzazione di Roma e di San Benedetto del Tronto.



Grazie a Lucia Cirillo che mi ha segnalato l'iniziativa.
Se qualcuno dei miei lettori vuol proseguire "la catena"  lo ringrazio.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 21:46 | link | commenti (2)
categorie: un sorriso lungo un anno

Quattro chiacchiere con il figlio del falegname

E' una poesia  scritta alcuni anni fa che suscitò scandalo e reazioni censorie sia sul forum  letterario dove la "postai" sia in un reading poetico dove la lessi.
Mi piace riproporla.
I  tempi  sono più maturi?


In fondo nell'ombra
un crocefisso
enorme
di legno scuro
per vecchiaia
scolpito da uno ignoto artigiano
che forse
lo fece per voto.

Ha la faccia sofferta
i lineamenti male abbozzati
la barba è appuntita
incongruamente luciferina,
i piedi lucidi
la vernice scrostata
da secolari carezze.

Un lembo di sole
colpisce la corona ferrosa
fatta di chiodi
e rimbalza sugli occhi rotondi
sbarrati in uno sguardo
senza speranza.

Sei ridotto male,
davvero sembri il figlio di un faleganame,
altro che figlio di Dio,
si son dimenticati di te
e l'otto per mille l'usano
per festosi giubilei.

Mi ascolti forse,
ma sei solo un pezzo di legno,
un pinocchio sacro,
che nessuna Fata Turchina farà rivivere.

Ho letto tanto di te,
hai le palle,
ma dopo ti hanno portato
sugli altari
vestito di porpora e di broccato
e ti hanno fregato.

Tu sai perchè sono qui
e si la richiesta di un miracolo
che fai ... ridi sotto i baffi.

"Tutti uguali voi
mi cercate solo quando vi servo"

E no non la mettere così,
non si tratta di questo
o meglio si tratta di questo,
ma da uomo ad uomo.

Tu andavi in giro per bettole e lupanari,
te la facevi con rissosi pescatori,
e puttane di periferia,
bevevi vino e mangiavi pesce.

Ed allora una sfida
che ti costa?

Lo so che hai richieste a miliardi,
ma considera questo:
io non credo in te,
dimostrami cosa vali!
Non è più stimolante?

Dall'alto la sua voce:
"Ma cosa vuoi? "

Eh no troppo facile!
Leggimi dentro e datti da fare.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 09:39 | link | commenti (6)
categorie: poesia, religione

Le parole

Le mie parole spietate
raccontano il passato,
la finzione di ieri,
mascherano il presente,
la menzogna di oggi,
immaginano il futuro,
il nulla di domani.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 09:20 | link | commenti (1)
categorie: poesia
giovedì, 01 maggio 2008

Il gatto del nord

Ma che fa dorme ancora? Sono le sette e un quarto, la sveglia è suonata e continua a dormire! Eppure ieri sera è andata a letto presto, ha puntato la sveglia alla solita ora, mi ha carezzato sulla schiena ha tirato su la coperta e ha fatto finta di nulla quando mi sono spostato al suo fianco, con la testa poggiato sul cuscino. Il suo leggero ronfare ed il fischio dal naso mi concilia il sonno. Mah si sveglierà di colpo, come al solito, e sarà nervosa tutta la mattina. Intanto mi faccio un giro per casa, mi piacciono i rumori della mattina, i soliti rumori di sempre: la saracinesca tirata su dal guardiano del Mulino San Vincenzo ed il motore schioppettante del furgone del Panificio Pirani che aspetta di caricare i sacchi di farina. Ecco la ciotola, che schifo ieri sera non l’ha pulita, ci sono ancora i residui della mousse al vitello. Non lo capisce che ogni giorno voglio qualcosa di diverso e nella ciotola ben pulita. E poi questa puzza di fumo che non va via mai ed il suo amico che fuma quelle sigarette francesi. Dice che sono da vero maschio. Sono solo fetidi zampironi e di zanzare in giro qui non ce ne sono da anni. Ah si è ricordata di lasciare socchiusa la porta finestra sul balcone , meno male, l’aria di prima mattina è una mano santa. Niente di meglio che fare toletta all’aperto in una bella giornata di primavera. Poi mi distendo al sole, faccio finta di dormire e finalmente lo becco quello stronzo di passero che ogni mattina viene a beccare nel secchio della spazzatura. Mica per le molliche che mangia, ma questa è casa mia e non permetto a nessuno di entrarci senza il mio permesso. Mica sono come la padrona che blatera di pace, di tolleranza, di accoglienza, di integrazione. E già questo chissà da dove arriva, magari avrà l’aviaria e viene a casa mia a portare le sue zozze malattie. Ieri sera disteso sul divano ho sentito in TV un tale con il foulard verde che urlava contro gli stranieri e voleva ricacciarli tutti in mare. La padrona mi ha carezzato sulla schiena: “guarda che tipo, pensare che c’è gente che l’ha votato ed hanno vinto le elezioni”. Beh se avessimo votato noi gatti avrebbe vinto più alla grande. Ora mi faccio comprare un bel collarino verde, al posto di ‘sto coso con la falce e martello. Finalmente si è svegliata. Dio che faccia ha, come è incazzata, chissà perché.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 17:47 | link | commenti (3)
categorie: racconti

Un primo maggio di tanti anni fa

Sono le due di notte, la sirena, al culmine del rosso fumaiolo, lancia il suo acuto suono di richiamo per il turno di notte delle pettinatrici.

Rispondono, quasi fosse un'eco, le sirene degli altri stabilimenti, ognuna con una tonalità diversa.

Dai bassi casoni dietro il Consorzio, dalle case popolari di Via Vittorio Emanuele, dai bassi degli stretti vicoli del centro storico, dalle casupole sparse lungo la ferrovia, prima in piccoli gruppi, poi in una colonna bisbigliante che man mano si ingrossa, le pettinatrici vanno verso i capannoni della Premiata Ditta, del Canapificio nazionale, degli altri signori della canapa e dei piccoli padroncini, operai di una volta che hanno fatto il salto di classe sociale ed hanno messo su un piccolo capannone dove pettinano canapa, quasi sempre di contrabbando, per conto dei signori.


Tutti simili i capannoni dove lavorano le pettinatrici: cambiano solo le dimensioni, stretti e bassi, con poche file di cavalletti di pettini quelli artigianali; lunghi e appena un poco più alti quelli della Premiata Ditta e degli altri signori della canapa.

I signori della canapa sono  padroni duri, inflessibili, ma almeno hanno  garantito, in tempi magri e di fame, a tutti i  lavoratori delle fabbriche la possibilità di un guadagno anche se misero, ‘o piezzo come lo chiamano gli operai .

Ma i signori della canapa oltre a " 'o piezzo" regalano alle donne, agli uomini, alle bambine e ai bambini, immersi per anni nella polvere della stoppa, nei vapori di zolfo, nel marcio dei vasconi, nei filari di canapa, condizioni di vita malsana, malattie gravi come la tubercolosi, incidenti spesso mortali, insomma una morte precoce.

Quella notte, tra le pettinatrici, dirette al lavoro, si parla soltanto della morte Anna Fisciano

È da quando ha compiuto quattordici anni che ci lavora.

Sono passati venti anni da quando  entrò per la prima volta nella Premiata Ditta Canapa & Cordami A. P.  e Figli di Frattamaggiore .

La portò il padre, che faceva il carrettiere per conto della premiata ditta .

Quando a quattordici anni arrivò nel reparto pettini, dimostrava più della sua età, guance rosse, petto sodo, natiche forti, sguardo orgoglioso, non abbassava mai quegli occhi blu scuro.

Una volta uno degli scaricatori le toccò il culo.

Anna senza urlare e strepitare, impugnò il falcetto che usava per tagliare i nodi delle mannelle di canapa e, con il manico, lo colpi al basso ventre.

"La prossima volta userò il taglio" disse con tono calmo.

Da allora portò sempre quel falcetto appeso alla cintura e nessuno osò più infastidirla.
postato da: mianonnaincarriola alle ore 09:06 | link | commenti (2)
categorie: racconti
martedì, 29 aprile 2008

Un grido di dolore

Dopo il paliatone alle politiche e la disfatta rutelliana questo è il mio ultimo post di argomento politico.

Non vedrò più la TV, solo film, calcio e le notti del poker.
Non leggerò più giornali.
Ora è arrivato il tempo della letteratura.
Così lo finisco davvero il mio secondo romanzo

Non voglio sentire parlare di PD
Ma cosa è la targa di Padova?

Non voglio sentire parlare di sinistra arcobaleno

che oltretutto è anche un errore..

Arcobaleno è maschile quindi si scrive "sinistro arcobaleno" e con un nome così non potevano che finire a puttane.

Si dedicassero al giardinaggio, all'uncinetto, al decoupage, alla raccolta di francobolli e poi ne parliamo

VOGLIO ENRICO BERLINGUER!!!!!!
postato da: mianonnaincarriola alle ore 13:21 | link | commenti (14)
categorie: politica
lunedì, 28 aprile 2008

Segatura ovvero il soliloquio di un armadio a sei ante

Raccolgo la sfida del mio amico P.I. ...vedi si può scrivere da  ogni punto di vista

Eccomi qua! Sapevo che sarebbe finita così.
Qualcuno potrebbe dire: troppo comodo a dirlo adesso a cose fatte.
Nessuno, prima, poteva prevederlo, immaginarlo, un vero fulmine a ciel sereno.

Questo può dirlo un estraneo, ma non chi ha vissuto per anni insieme a loro.
Sono quasi uno di famiglia, uno che, si può dire, è stato al centro della loro vita.
Vedete, purtroppo, avevo capito da tempo che le cose stavano cambiando in peggio, in maniera irreversibile ed inarrestabile.

Se avete la compiacenza di ascoltarmi vi spiego tutto in poche parole.
Lo so, devo fare in fretta che di tempo me ne resta ben poco.

Ora mi vedete così, mezzo distrutto, ma ho conosciuto tempi migliori: all'epoca del loro matrimonio ero miglior armadio sul mercato.

Ed all'inizio tutto funzionava alla perfezione.

Ogni abito aveva il suo appendiabiti: lei era attenta a queste cose.
Una sezione dell'armadio era per lui ed una per lei.
Le camicie di lui impilate a croce per evitare che i colletti si schiacciassero, quelle di lei appese tutte in ordine.
Poi al mio interno scatole colorate per le calze, le sciarpe, i foulard e sulle ante dei fantastici appendi-cravatte.
E lui la mattina trovava senza colpo ferire la cravatta giusta
Poi sempre ero profumato da una miscela che preparava lei con lavanda, chiodi di garofano, castagne d’India e scorza essiccata di limone in piccole bustine di tela di lino.
Quando si spalancavano gli sportelli e si aprivano i cassetti era una tutta una fragranza.
E la vita scorreva felice.

Un brutto giorno qualcosa è iniziato a cambiare.
Gli abiti in disordine, le camicie alla rinfusa e alcune volte lei che butta nel fondo dei cassetti la sua biancheria sporca con un odore di maschio che non è quello di lui.
La lascia qualche ora poi la prende, la lava di nascosto e la conserva.
Ed intanto lui che apre i cassetti, annusa e richiude con forza gli sportelli.

E voci alte, strepiti, urla e dentro di me tutto in disordine ed i sacchetti di profumo che si essiccano e mandano una puzza insopportabile.

Una notte lei apre gli sportelli, prende una valigia all'interno, vi butta alcuni abiti ed urla:  "Basta me ne vado!"
La voce di lui: "Troia tu non mi lasci! Piuttosto ti ammazzo! " .
Un urlo prolungato ed acuto ed il corpo di lei che cade al mio interno, tra gli abiti appesi ed i pullover, con un fiotto di sangue che esce dalla gola.
Il corpo vibra alcuni instanti e poi rimane immobile.
Intanto tutto è silenzio e un odore acre mai sentito.
Ad un tratto un boato intenso, calore, fiamme che attaccano anche i miei sportelli e tutta la mia struttura.

Poi una schiera di pompieri completano la distruzione con acqua a non finire.

Ora sono un rudere senza stagioni, pronto per la raccolta differenziata del legno e presto finirò in segatura...

e sento dolore... tanto...
postato da: mianonnaincarriola alle ore 13:27 | link | commenti (2)
categorie:

Dopo la battaglia di Cassino (frammenti di un romanzo)

E’ una notte senza luna.

Donne e uomini camminano  lentamente lungo la strada che porta ad Esperia.

In coda una schiera di bambini con in testa un giovane padre trinitario, don Bozzi.

Molte famiglie li hanno affidati a lui per portarli al sicuro sull’altopiano  prima che scoppiasse il finimondo.

Sono gli sfollati che dall’altopiano di Pollica  ritornano a casa.

Vanno su al buio,  ma  conoscono bene la strada.

All’ingresso del paese l'indicazione stradale di Esperia, la scritta sotto che riporta l’indicazione del comando tedesco è stata cancellata

Davanti ai fontanili all’inizio del paese, una tabella di legno con una scritta nera “Acqua infetta” e un teschio sommariamente disegnato.

I tanti cadaveri hanno infettato anche l’acqua da bere.

La carreggiata centrale della strada che conduce al paese è dissestata dalle esplosioni della battaglia, solo i margini laterali sono percorribili.

E vanno su uno dietro l’alto.

La piazza all’inizio del paese è deserta. Due donne l'attraversano di corsa verso la fontana, anche questa con il solito cartello.

Ma le due donne che portano sulla testa in equilibrio una conca di rame, raccolgono l’acqua.

Piuttosto che morire di sete, rischiano il tifo.

La colonna si ferma, in attesa non si sa di cosa, è quasi l’alba.

Un pallido sole sbuca dalle colline verso Cassino, la nebbia mattutina ricopre tutto il culmine del paese.

In questa pallida luce si manifesta agli sfollati il disastro.

Il paese è distrutto.

Quello che non hanno fatto le cannonate della battaglia,  è stato completato dagli incendi appiccati dai goumiers.

Lacrime silenziose, pugni stretti nella rabbia.

Frasi mormorate a denti stretti e  la piazza si affolla, escono dai rifugi i pochi superstiti e raccontano gli  strazi subiti.

Poi lentamente ognuno va a cercare quello che è rimasto dopo l’invasione.

La piazza è deserta, solo una donna accovacciata in un angolo, è ben vestita, ai piedi incongrue cioce da pastore, davanti a lei una lussuosa borsa  da viaggio di marocchino rosso con le cerniere di ottone.

In testa un fazzolettone rosso da contadina dal quale spuntano ciocche di capelli biondo platino.

Piange in silenzio.

E’ una delle puttane del casino militare tedesco.

La notte della fuga a Polleca  era a casa  di un gerarca fascista che non aveva voluto portarla via con lui al Nord.    

E’ rimasta nascosta, ma sa bene che non potrà farlo a lungo, la troveranno e dovrà pagare solo perché è stata pagata da chi ha perso.

I vincitori sono spietati, soprattutto con le femmine dei vinti.

E’ tornata ad Esperia è casa sua.

Aspetterà li la punizione.

Intanto al centro della paese, davanti alla chiesa distrutta,  don Bozzi ha radunato i bambini. Da una sacca tira fuori un lenzuolo, lo attacca alla unica parete intera della chiesa. Al centro del lenzuolo la sagoma di un crocifisso fatto con la palatana quella erbaccia appiccicosa che cresce negli angoli umidi.

Dalla sacca estrae anche una piccola pisside, la apre, è piena di piccole ostie scure, fatte con la crusca, si fa il segno della croce, le benedice.

Tutti si mettono in fila davanti a lui.

E parte una sommessa e lunga litania: Corpus Cristi e Amen.

Tutti si comunicano quella mattina.

Anche i bambini per la prima volta.

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categorie: letteratura, anti guerra
giovedì, 24 aprile 2008

Come ogni 25 aprile racconto la medesima storia

per il 25 aprile racconto una storia vera
(per quelli che non la conoscono)

Primi di giorni di ottobre del 1943, un treno militare tedesco è in fuga da Napoli, dopo le 4 giornate, sulla linea verso Foggia.
Verso sera il treno è costretto a fermarsi dalle parti di Vitulano perché è iniziato il solito bombardamento notturno su Benevento.
Ed allora i prodi valorosi soldati dell'esercito tedesco, accompagnati da qualche prode camicia nera pensano, per occupare il tempo di sosta, di rastrellare qualche “volontario” per l’organizzazione Todt tra i pochi abitanti di quella piccola frazione.

Vittorio ha sedici anni e tanti amici e gironzola spesso anche la sera tardi.
Quando vede arrivare i prodi rastrellatori, di corsa, li precede nelle poche case e dà l’allarme: "Via ..via ...andate via... "

Tutti i maschi scappano nel bosco intorno al fiume Calore.

Vittorio rimane indietro e non riesce a nascondersi nel bosco e resta tutta la notte, nascosto in un canneto e immerso nell’acqua gelida.
Dalle sponde del fiume i prodi soldati germanici ed i valorosi in camicia nera fanno il tiro a bersaglio ed, intanto che si trovano, saccheggiano dalle masserie il poco cibo rimasto. La mattina dopo, passato il bombardamento, il treno riparte senza alcun volontario.

Vittorio  è sopravvissuto a quella notte, ma non vide il Natale del 1943: allora si moriva di polmonite e di endocardite.

Era l'ultimo fratello di mia madre.

Nella mia famiglia non si pratica il revisionismo storico.

Zio Vittorio è quello seduto al centro della foto
postato da: mianonnaincarriola alle ore 13:56 | link | commenti (16)
categorie: 25 aprile