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E' la foto di mio figlio Andrea di molti anni fa. Ora ha un blog anche lui, dategli una occhiata. Ora è uno splinderiano anche lui


ANTIMAFIA2000
THE WINNER IS
Una foto con i bordi seghettati,
Comicomix vara una nuova iniziativa per sostenere la Lotta al Neuroblastoma (un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica)
L'iniziativa si chiama Un sorriso lungo un anno, ed è rivolta a tutti i bloggers e in generale agli amici del web.
L'inizativa è semplice.
Chiunque lo desideri, nel corso del 2008 può fare un post dedicato al tema del sorriso. Il sorriso come forma di relazione, verso gli altri, verso chi si ama, o semplicemente verso il prossimo. Non il sorriso da cartolina, quello falso o di cortesia. Il sorriso che è sostenere senza odio le proprie idee, ma con la disponibilità ad ascoltare (e, se possibile) capire le ragioni degli altri. Prendendo spunto da una vostra vicenda personale, un fatto di cronaca, di politica, di quello che volete.
Aderire è facile.
Dopo il Brancaccio credo che il miglior palcoscenico romano sia la linea tranviaria n. 14.E’ una notte senza luna.
Donne e uomini camminano lentamente lungo la strada che porta ad Esperia.
In coda una schiera di bambini con in testa un giovane padre trinitario, don Bozzi.
Molte famiglie li hanno affidati a lui per portarli al sicuro sull’altopiano prima che scoppiasse il finimondo.
Sono gli sfollati che dall’altopiano di Pollica ritornano a casa.
Vanno su al buio, ma conoscono bene la strada.
All’ingresso del paese l'indicazione stradale di Esperia, la scritta sotto che riporta l’indicazione del comando tedesco è stata cancellata
Davanti ai fontanili all’inizio del paese, una tabella di legno con una scritta nera “Acqua infetta” e un teschio sommariamente disegnato.
I tanti cadaveri hanno infettato anche l’acqua da bere.
La carreggiata centrale della strada che conduce al paese è dissestata dalle esplosioni della battaglia, solo i margini laterali sono percorribili.
E vanno su uno dietro l’alto.
La piazza all’inizio del paese è deserta. Due donne l'attraversano di corsa verso la fontana, anche questa con il solito cartello.
Ma le due donne che portano sulla testa in equilibrio una conca di rame, raccolgono l’acqua.
Piuttosto che morire di sete, rischiano il tifo.
La colonna si ferma, in attesa non si sa di cosa, è quasi l’alba.
Un pallido sole sbuca dalle colline verso Cassino, la nebbia mattutina ricopre tutto il culmine del paese.
In questa pallida luce si manifesta agli sfollati il disastro.
Il paese è distrutto.
Quello che non hanno fatto le cannonate della battaglia, è stato completato dagli incendi appiccati dai goumiers.
Lacrime silenziose, pugni stretti nella rabbia.
Frasi mormorate a denti stretti e la piazza si affolla, escono dai rifugi i pochi superstiti e raccontano gli strazi subiti.
Poi lentamente ognuno va a cercare quello che è rimasto dopo l’invasione.
La piazza è deserta, solo una donna accovacciata in un angolo, è ben vestita, ai piedi incongrue cioce da pastore, davanti a lei una lussuosa borsa da viaggio di marocchino rosso con le cerniere di ottone.
In testa un fazzolettone rosso da contadina dal quale spuntano ciocche di capelli biondo platino.
Piange in silenzio.
E’ una delle puttane del casino militare tedesco.
La notte della fuga a Polleca era a casa di un gerarca fascista che non aveva voluto portarla via con lui al Nord.
E’ rimasta nascosta, ma sa bene che non potrà farlo a lungo, la troveranno e dovrà pagare solo perché è stata pagata da chi ha perso.
I vincitori sono spietati, soprattutto con le femmine dei vinti.
E’ tornata ad Esperia è casa sua.
Aspetterà li la punizione.
Intanto al centro della paese, davanti alla chiesa distrutta, don Bozzi ha radunato i bambini. Da una sacca tira fuori un lenzuolo, lo attacca alla unica parete intera della chiesa. Al centro del lenzuolo la sagoma di un crocifisso fatto con la palatana quella erbaccia appiccicosa che cresce negli angoli umidi.
Dalla sacca estrae anche una piccola pisside, la apre, è piena di piccole ostie scure, fatte con la crusca, si fa il segno della croce, le benedice.
Tutti si mettono in fila davanti a lui.
E parte una sommessa e lunga litania: Corpus Cristi e Amen.
Tutti si comunicano quella mattina.
Anche i bambini per la prima volta.
per il 25 aprile racconto una storia vera